Decumulo → dove trovare i numeri

Dove si ricava ciascun dato

Il calcolo richiede pochi dati, ma vanno presi dal documento giusto: due si confondono facilmente con grandezze simili, e l’errore si propaga a tutto il risultato. Per ciascuna casella, la fonte e l’equivoco da evitare.

La pensione attesa

È il dato da cui dipende tutto il resto, ed è l’unico che non si ricava da un documento che si ha già: va richiesto.

Chi la pensione la riceve già non ha bisogno di simulazioni: l’importo è quello lordo del cedolino mensile e la decorrenza è quella effettiva, anche se di molti anni fa. In questo caso il calcolo non chiede dati sul lavoro, e le sezioni che seguono non servono.

Dove. Sito INPS, servizio «La mia pensione futura», accessibile con SPID, CIE o CNS. Il simulatore restituisce la data di decorrenza stimata e l’importo mensile.

Il simulatore INPS restituisce l’importo lordo e a moneta costante, cioè in euro di oggi. È esattamente quanto il calcolatore richiede: si trascrive senza rivalutarlo e senza convertirlo in netto. Il netto lo determina il calcolo, applicando l’IRPEF.

La simulazione può non essere disponibile: il servizio la fornisce solo a chi ha già abbastanza contributi versati. In quel caso questo strumento non può stimare il dato in modo attendibile, e conviene saperlo prima di compilare il resto.

La retribuzione annua lorda

Dove. Il contratto individuale di lavoro, oppure la busta paga: la retribuzione lorda mensile moltiplicata per il numero di mensilità previste dal contratto, tredicesima e quattordicesima comprese.

Non si trascrive il punto 1 della Certificazione Unica. Quel campo espone l’imponibile fiscale, già al netto dei contributi previdenziali a carico del lavoratore (9,19% della retribuzione). Usarlo sottostima la retribuzione di circa un decimo, con effetto su TFR, contributi e aliquota IRPEF.

La retribuzione annua lorda è quella precedente la trattenuta previdenziale.

A cosa serve. Dalla retribuzione lorda derivano il TFR maturando (6,9074% della retribuzione), le percentuali di contribuzione, l’aliquota IRPEF con cui si determina il costo effettivo di un versamento aggiuntivo e la retribuzione netta, che il calcolatore non chiede ma ricava. Per questo le mensilità aggiuntive vanno incluse: lasciarle fuori escluderebbe anche la parte di reddito che ne deriva.

Il fondo pensione: consistenza e anzianità

Dove. L’estratto conto annuale trasmesso dal fondo, o l’area riservata del sito del fondo, che espone il valore aggiornato della posizione individuale.

L’anno di iscrizione è quello di prima adesione alla previdenza complementare, non quello di adesione al fondo attuale. Conta perché determina l’aliquota sulla prestazione, che scende di 0,30 punti per ogni anno oltre il quindicesimo. legge I periodi di partecipazione presso forme diverse si cumulano, se la posizione non è stata riscattata: va indicato quindi l’anno più lontano.

Se l’anno non è indicato, il calcolatore conta l’anzianità dall’anno in corso: è l’ipotesi meno favorevole compatibile con i dati, e dà l’imposta più alta. La nota sotto la casella lo segnala; quando l’anno c’è, la stessa nota indica l’aliquota che ne esce.

Con più posizioni si sommano le consistenze e si indica l’iscrizione più remota. La somma è corretta salvo che per un aspetto: la soglia entro cui è ammessa la prestazione integralmente in capitale si valuta su ciascuna posizione, non sul totale. Come funziona la soglia.

Il TFR già accantonato

Dove. Sull’ultima busta paga, alla voce TFR maturato o accantonamento TFR, che espone il totale progressivo. Per i dipendenti di datori di lavoro con almeno cinquanta addetti il trattamento non conferito è versato al Fondo di Tesoreria INPS, e l’importo si legge nell’area riservata del sito dell’Istituto: il regime è lo stesso, stessa rivalutazione e stessa tassazione, e cambia soltanto chi lo eroga.

Va indicato il solo TFR rimasto presso il datore di lavoro o l’INPS. Quello eventualmente confluito nel fondo pensione è già compreso nella consistenza della posizione individuale: indicarlo anche qui lo conterebbe due volte, ed è l’unico errore di compilazione che rende il piano migliore del vero.

Insieme all’importo va indicato l’anno di prima assunzione: legge l’art. 19 TUIR determina l’aliquota dividendo il trattamento per gli anni di servizio, e senza quell’anno l’imposta risulterebbe molto più alta del vero. Se manca, l’importo non viene contato, e il calcolatore lo segnala.

Chi ha smesso di lavorare prima dell’anno in corso trova queste caselle disattivate: il trattamento gli è già stato liquidato, e rientra nel patrimonio.

Le percentuali di contribuzione

Dove, in ordine di attendibilità:

La quota del datore va indicata anche se oggi non viene percepita, purché il contratto la preveda. Serve a quantificare l’importo cui si sta rinunciando: il contributo dell’azienda è dovuto solo se versa anche il lavoratore, e chi ha aderito con il solo TFR non lo riceve. Quando spetta e quanto vale.

Chi non versa alcuna quota indica 0, non lascia la casella vuota: sono due informazioni diverse.

Il tipo di fondo

Dove. La denominazione del fondo compare sull’estratto conto. I fondi negoziali sono istituiti dai contratti collettivi per un settore determinato; i fondi aperti e i piani individuali pensionistici sono sottoscritti su iniziativa dell’interessato. L’albo tenuto dalla COVIP riporta la forma di ciascuno.

La distinzione rileva ai soli fini del contributo del datore di lavoro, che di regola non spetta sulle forme sottoscritte individualmente.

Il patrimonio investito e la spesa

Il patrimonio comprende quanto è investito e disponibile: depositi, strumenti finanziari, polizze riscattabili. Non comprende la casa in cui si vive, che non produce reddito e non si può vendere senza cambiare abitazione.

Si indica ripartito in quattro classi (conto corrente e contanti, conti deposito, obbligazioni, azioni ed ETF); il totale lo somma il calcolatore. Gli estratti conto e il rendiconto del deposito titoli riportano le quattro voci separatamente, quindi la ripartizione non richiede calcoli. Dalla ripartizione il calcolatore ricava il rendimento, che quindi non è un dato da cercare.

La spesa mensile è la media delle uscite complessive, non il solo costo della vita corrente: vi rientrano imposte, premi assicurativi, manutenzioni e spese annuali, ripartite su dodici mesi. Il modo più semplice per stimarla è confrontare la variazione dei saldi in un anno con le entrate dello stesso periodo.

Il comparto si trova su un documento, il rendimento no

Il comparto del fondo pensione è un dato, e sta sulla comunicazione periodica annuale che il fondo invia a ciascun iscritto, dove la linea di investimento è indicata per nome. I fondi la chiamano con nomi propri (prudente, crescita, dinamica): va ricondotta a una delle quattro linee fra cui il calcolatore fa scegliere.

Anche il tipo di fondo è un dato, e di solito sta nel nome: i fondi negoziali nascono dal contratto collettivo di un settore, i fondi aperti sono istituiti da banche, SGR e assicurazioni, i PIP sono piani individuali distribuiti da compagnie assicurative. Va indicato perché i costi cambiano molto fra le tre, e un costo annuo è un rendimento in meno: sui comparti azionari un fondo aperto costa in media 1,4 punti l’anno più di un negoziale, un PIP 2,0.

Chi conosce l’ISC del proprio fondo può usare un dato più preciso. L’indicatore sintetico dei costi è esposto nella scheda dei costi del fondo e nel comparatore pubblicato dalla COVIP. Le cifre proposte dal calcolatore sono mediane, e all’interno di ciascuna forma la distanza fra il fondo più economico e il più caro è ampia quanto quella fra le forme: chi conosce il proprio valore può scrivere direttamente il rendimento, senza passare dalle mediane.

Quanto renderà non è un dato e non si trova su alcun documento. I rendimenti passati non misurano quelli futuri. Il calcolatore adotta quindi valori dichiarati, prudenti e arrotondati, distinti per classe di attivo e per comparto: sono convenzioni, esposte come tali nella documentazione del modello insieme al procedimento con cui ne sono state ricavate le cifre al netto dell’imposizione.

Restano da scegliere l’inflazione, l’orizzonte del piano e, per chi preferisce scrivere il proprio, il rendimento: sono ipotesi, non dati, e conviene provare a cambiarle per vedere quanto ne dipende il risultato.

Al calcolatore, sui propri dati →

Riferimenti normativi e limiti di questa pagina.